]..."In un panorama nel quale i soggetti sono disseminati in comunità diverse per lingua, storia e cultura, l'esigenza della traduzione si manifesta nello spazio pubblico"...[

lunedì 8 novembre 2010

[ Riflessioni sugli spazi pubblici ]


Osservando degli schizzi ci si più accorgere delle più profonde dicotomie che ci circondano. La netta differenza tra ambiente costruito e ambiente naturale è evidente agli occhi di tutti. Da una parte ritroviamo i nostri spazi di vita vissuta e naturale, dall’altra la nostra vita quotidiana afflitta da ingiustizie, muri e storie passate che governano tutt’oggi il nostro mondo incoerente e contorto. La vita di tutti i giorni per tutti differenziata da piccole cose fatte di relazioni personali e interpersonali, ci portano a capire che c’è qualcosa di più grande attorno a noi. Partire dalle nostre abitudini quotidiane, cercando capire a fondo in cosa si sta sbagliando e cosa sia giusto fare per se stessi e gli altri. I nostri spazzi pubblici, partire proprio da qui, dai nostri ambienti di vita. Perché quello che senti respiri … vivi.
Grande Spazio – Costrizione dello spazio
Naturale – Costruito
Spensieratezza – Pensieri e riflessioni
Essenza – Assenza
Vivere – Sopravvivere

6 commenti:

Anonimo ha detto...

determinare o meno la differenza tra una realtà e un'altra penso non definisca bene la soluzione ai nostri problemi reali. Analizzare, questo si, mi sembra opportuno farlo. Uno spunto interessante per la ricerca dei contenuti per i nostri spazi pubblici.

Anonimo ha detto...

ti è dato scegliere. vuoi vivere nella tua vita naturale, che tanto ammiri, o in quella artificiale, afflitta da ingiustizie!? purtroppo (altra indole dell'uomo oltre quella di migliorarsi) tendiamo sempre a scegliere la strada più facile.. ad aggirare parole e gesti scomodi.. a nasconderci dietro uno stato d'animo che distrae gli altri al punto da allontanarli, e allontanare noi stessi da quello che più amiamo, da quel "qualcosa di più grande attorno a noi".
quello che senti... vivi. almeno vivilo bene, anche se la tua scelta vorrebbe essere quella dell'ambiente naturale.

la ficudinia in periferia ha detto...

Rispondendo al primo commento:
grazie per l'attenzione prestata, ma io credo invece che non ci sia nulla di più utile nel riflettere intorno ad un concetto, oltre all'analizzare ed al rendere monotoni i nostri risultati scientifici.
Al secondo commento rispondo dicendo che la mia scelta si basa sull'evidenza, che in questo caso, è divisa in due schemi chiari ed espliciti. L'aspetto naturale è solo un aspetto, è certo che, nella norma, si tende a scegliere l'ambiente naturale, ma purtroppo ormai viviamo nell'era degli organismi eso-somatici, e non potendo più sfuggire a questo rifletteremo a fondo su come e in base a cosa vogliamo cambiare i nostri spazi pubblici. Spazi che a parere mio sono divisi da molteplici aspetti che ogni giorno ci segnano profondamente.
a presto
Giovanni

Salvo ha detto...

Già, c'è qualcosa di più grande intorno a noi. Esiste. Ma forse non lo percepiamo ancora abbastanza, oppure abbiamo dimenticato che esiste. Forse è nel piccolo centro urbano che si riesce meglio ad interpretare il reale equilibrio tra ambiente artificiale e ambiente naturale, dove lo spazio pubblico non è che la normale prosecuzione della vita privata, motivo per cui sembrerebbe essere maggiormente rispettato. Chiudiamo dunque le grandi metropoli? Che ne facciamo dei grandi centri sovrappopolati e/o iper-urbanizzati? I dubbi e gli interrogativi non mancherebbero ovviamente. Lasciare che tutto vada in conflitto, come la gestione dello spazio pubblico, non è di certo una buona prassi da seguire, ma alcuni centri, o meglio dire alcune amministrazioni, non si preoccupano abbastanza di questo tema. In altre realtà invece si opera insieme ai cittadini con attenti interventi, di matrice pubblica, in uno o più ambiti urbani, partendo proprio dai bisogni della gente, dalla effettiva partecipazione del cittadino rispetto ciò che riguarda la vita collettiva, rielaborando quindi la percezione dello spazio in cui si abita e ci si confronta ogni giorno, sia a livello urbano che territoriale.

Salvatore Abruscato
Città in Rete
http://www.cittainrete.blogspot.com/

la ficudinia in periferia ha detto...

Salvo,
è proprio da questo senso di partecipazione che dovremmo ripartire; le innumerevoli esperienze italiane ci insegnano come si può sempre migliorare da questo punto di vista. La partecipazione, che porta alla creazione di una "cittadinanza attiva", desiderio di una nuova coscienza di appartenenza. I nostri spazi pubblici, ormai afflitti dalle complessità della metropoli, non sono più in grado di far prolungare (come ben dici) la nostra vita privata. "Mi alzo, faccio la barba, mangio qualcosa mentre discuto con mamma, esco a fare due passi... fuori non trovo più la mia casa, il mio mondo, il mio prolungamento, trovo qualcosa di diverso, e non è certo quello che voglio.." questa frase forse accomuna più esperienze. Ripartiamo da noi stessi, e ritroveremo la serenità.
A presto
Giovanni

Salvo ha detto...

Sono d'accordo, ri-partire da noi stessi è anche un'occasione per assumerci le nostre responsabilità. Mi sembra una buona base di partenza