]..."In un panorama nel quale i soggetti sono disseminati in comunità diverse per lingua, storia e cultura, l'esigenza della traduzione si manifesta nello spazio pubblico"...[

mercoledì 6 maggio 2015

Rottura dei non luoghi

Sottopassaggio Le Cure - Firenze
Marc Augè è ritornato recentemente sul significato della parola , nonluoghi, con un respiro adeguato ai fenomeni che investono la “città-mondo”, alle tensioni che emergono nel rapporto fra “sistema e storia”, al ruolo che può avere l’arte e l’architettura per riprendere, da parte dell’uomo, il filo della speranza e dell’utopia. Se i luoghi tradizionali presuppongono una società sostanzialmente sedentaria, i nonluoghi sono i nodi e le reti di un mondo senza confini e, dal punto di vista architettonico, sono gli spazi dello standard, strutture dove nulla è lasciato al caso, al loro interno è calcolato il numero dei decibel, dei lux, la lunghezza dei percorsi, la frequenza dei luoghi di sosta, il tipo e la quantità di informazioni. Sono identici a Milano, a New York, a Londra o a Hong Kong. L’utente sembra non curarsi che i centri commerciali siano, in gran parte, uguali. Questo, piuttosto, lo rassicura.
L’arte e l’architettura, con diversi interventi hanno inserito elementi, quasi utopici, simboli della speranza e accoglienza che possono essere raffigurati in punti cardine della viabilità metropolitana coincidenti a volte alle porte di accesso alla città.
In riferimento ad un interessante caso il cui risultato è scaturito in una mostra tenuta a Firenze alla Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa “Nonluoghi, Fotografie e poesie di Roberto Mosi “ tenuta dal 17 settembre 2009 al 17 ottobre 2009, dove si sono presentati i risultati di una ricerca svolta sull’aspetto della poesia e della fotografia , intorno agli spazi pubblici urbani, del passaggio, della comunicazione, del commercio, per capire e catturare da questi stessi spazi, i segni di una creatività diffusa, e di una vita comunitaria.
Roberto Mosi evidenzia come il primo “benvenuto” all’ingresso dal lato sud della città è dato da “L’uomo della pioggia” di Jean-Michel Folon, la statua in bronzo posta sulla rotonda, in prossimità del raccordo autostradale, accoglie i nuovi arrivati, fra gli spruzzi della pioggia, con un’espressione leggera, sognante, accogliente. Può essere considerato come il simbolo dell’accoglienza che anima la storia e oggi, almeno in parte, la vita di Firenze.
Si possono capire, d’altra parte, esperienze di socialità, di vita comunitaria che fioriscono nei luoghi dedicati al passaggio, alla comunicazione. Un’esperienza rilevante, ad esempio, è rappresentata dalla vita che anima, in un quartiere popolare di Firenze, un sottopassaggio che passa sotto la piazza delle Cure, grazie all’operato di un gruppo di persone che in passato vivevano ai margini della società. Il sottopassaggio è tenuto pulito, grazie alle attività di volontariato, rallegrato dalla musica di un giradischi. La notte è considerato come un passaggio sicuro; in uno degli angoli più appartati dormono, in maniera discreta, persone senzatetto. I graffiti dai colori forti, violenti, carichi di simboli e i versi di poesia, caratterizzano il luogo: è una vera e propria galleria d’arte, curata da un gruppo di giovani, che periodicamente rinnova le opere che espone.
Nelle città in trasformazione, della standardizzazione e dell’omologazione, ‘sopravvivono’ i segni di una socialità diffusa, dell’affermazione della loro storia, dei valori e dei simboli della solidarietà.
«Vanno oltre i luoghi tradizionali dell’identità e della vita comunitaria, per arrivare a dipingere”, almeno in parte, con le risorse dell’arte, gli spazi dei nonluoghi. E’ un’illusione ottica? Crediamo di poter dire di no. Sono comunque tracce che oggi seguono i “dannati della Terra che preferiscono rischiare la morte fuggendo piuttosto che subirla rimanendo nel loro paese. Ingannevoli o promettenti, le luci della città brillano ancora» (Mosi 2009: 4).
La città diventa un grande contenitore di eventi dove ci si scambiano idee, pensieri, riflessioni, un luogo di socializzazione e condivisione. Dalla definizione di città come fenomeno culturale di Ulf Hannarz, città è: “un posto dove si trova una cosa mentre se ne sta cercando un’altra. Naturalmente questo significa che in città si ci può perdere. Significa però anzitutto, che la città è stata nella storia la madre di tutte le innovazioni.” (Bagnasco 1994: pp). La rigenerazione della città attraverso la ‘cura’ dei luoghi d’incontro, dove poter mettere a confronto le proprie culture, avendo cosi la probabilità di ritrovarsi con qualcun altro disposto a coltivare insieme le possibilità della nuova sintesi. “In questo modo nasce una sub-cultura” (pp). In questa direzione sembra utile affrontare la complessità dello spazio delle relazioni, spazi da riattivare cogliendo a pieno la domanda dei cittadini. [Giovanni Luca Mendola]
 
  - Premessa di Marc Augè all’ultima edizione del suo libro: Augè M., 2009, Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità, Elèuthera, Milano
  - Roberto (Firenze 1942), poeta e saggista, vive a Firenze. E’ stato dirigente della Regione Toscana per la cultura, con la responsabilità, fra l’altro, del progetto I Luoghi della Fede, con la pubblicazione di 25 volumi sugli edifici religiosi della Toscana (1998-2001), e del progetto Ex Biblo, viaggio nelle biblioteche e negli archivi storici (1996). (
http://www.literary.it)
  - Si rimanda alla raccolta dei testi e poesie della mostra di fotografia patrocinata dal Comune di Firenze, Mosi R., 2009, Nonluoghi, Pensieri in fase di decollo, Versione e-book, La Récherche, Roma (
www.larecherche.it/public%5Clibrolibero%5CNonluoghi_di_Roberto_Mosi.pdf)

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