Corpi o coscienze

Scatto interno a Casa Batlló  1904  di Antoni Gaudí

Mi sono rifugiato in me stesso ed ho scoperto di stare per costruire la mia città invisibile, quella dove nessun’ altro può scrutare dentro. Si trova all’interno del mio corpo, dei miei pensieri. Siamo tante città disseminate per la terra in cerca di qualcosa o di chissà, quale altra avventura. 

Una città dove è facile perdersi ma anche ritrovarsi.

Corpi urbani fatti di grandi e indecifrabili strade percorse e ancora da percorrere. Strade buone e strade cattive, siamo noi a decidere quali percorrere. Immagino la mia, città ingarbugliata di vicoli e sottopassi dentro un grande sistema infrastrutturale che accoglie la città del futuro. Un futuro sempre più incerto, ma che necessita di tanta speranza. Sfruttare al meglio il potenziale della città per costruire nuovi giardini e nuovi porti dell’accoglienza. Scavare dentro la città così a fondo da toccare l’intangibile. La realtà razionale combinata all’utopia immaginifica.  

La nostra città, quella che vive dentro di noi è costruita anno dopo anno da pensieri e favole di diverso tipo. Siamo noi a decidere che materiali scegliere e quale qualità della vita applicare. Ognuno di noi ha una città invisibile dentro e per scrutarla nel profondo basta solo indagare. 

I legami culturali, più o meno forti, che caratterizzano le nostre città fisiche sono costituite da una miriade di reti. Più reti si costruiscono, più memoria e consapevolezza storica acquisiamo. 

La nostra città invisibile è tutta da scoprire, la città fisica, sempre più difficile da definire. Di sicuro è facile perdersi.  

[…] Gli individui hanno nella grande città occasioni di incontro con gli altri, e possibilità di sperimentare situazioni diverse da quelle alle quali sono abituati, in quantità incomparabilmente superiori ai non cittadini. In questi contatti, gli altri ci appaiono come stranieri, che non conosciamo, e che per forza di cose etichettiamo secondo schemi appresi, che ci semplificano la vita, e che spesso non fanno che veicolare pregiudizi: lo “straniero” diventa un burocrate, uno studente, una donna, un cinese. In un breve contatto, poche volte si ha l’occasione di superare questa soglia; ma il grande numero di contatti, la loro varietà, i confronti che ci consentono di fare, proprio anche la stessa loro occasionalità che rimescola le nostre carte mentali mettendoci in relazione con informazioni, atteggiamenti, gusti che non conoscevamo, aumentano la probabilità di apprendimento e di nuove sintesi culturali. […] 

[…] La possibilità di scoprire qualcosa per caso, mentre se ne cerca un'altra, è dunque il dato più caratteristico della vita urbana, che spiega come la città sia stata da sempre un grande crogiolo di innovazioni culturali. […] ( A. Bagnasco, 1994) 

I nuovi cambiamenti della città accolgono nuovi termini: cittadinanza attiva, benessere comune, sostenibilità, governance e tanti altri concetti che ci avvicinano sempre di più alla realtà ed alla consapevolezza di un futuro sempre più chiaro e luminoso. 

Amministrare non è cosa facile ma buoni esempi nel territorio si fanno strada è renderanno questo Paese più pulito. Tutti i volontari e tutte le reti intelligenti che finanziano speranza e crescita culturale, miglioreranno la qualità della nostra vita.

Le periferie esistono ed esisteranno sempre ma il loro modo di osservarle può cambiare.

La città dentro di me è divisa a metà, una parte di essa respinge l’altra. Sempre in divenire la città dei sogni avanzerà, se non fuori dei miei pensieri dentro la mia piccola testa.  


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